Monastero di Orsoleo
Il complesso architettonico di Santa Maria di Orsoleo, ubicato in una zona collinare che dista circa quattro chilometri dal centro abitato di Sant'Arcangelo, è immerso in un paesaggio che, a sud, ha forma di calanchi e dirupi e a nord è coltivato a frutteti, vigneti e uliveti.
Nel XII sec. Sant'Arcangelo era già centro fortificato; nella prima metà del XII sec. era possedimento di Ruggero I conte di Sicilia. Nel 1289, Sant'Arcangelo, come feduo, passò a Guglielmo della Marra. In seguito alla sconfitta subita dalla famiglia della Marra, da parte dei Gatti di Barletta, il solo Eligio rimase superstite. E fu ad Eligio che si deve la realizzazione del Monastero francescano. Alla morte di Eligio ereditò i suoi beni la sorella Berardina; dal matrimonio tra Luigi Carafa e Berardina della Marra nacque Antonio che tenne i feudi dal 1517 al 1531 ed ottenne il titolo di Principe di Stgiliano che rimase poi sempre dei feudatari del luogo. I Carafa rimasero in possesso del feudo fino al 1689, anno in cui morì Nicolò Carafa che non lasciò figli. Seguirono dopo vari passaggi i Colonna che dal 1700 fino all'eversione della feudalità tennero il feudo di cui Orsoleo fece sempre parte.
ORIGINI DEL NOME
Un'opera del Gonzaga del 1603 ci restituisce una possibile spiegazione del nome, secondo la quale Orsoleo deriverebbe da Orso e Leo, due pellegrini francesi che avevano visto l'immagine della Madonna in cima ad una quercia.
La Vergine infatti, avrebbe abbandonato la chiesa di Carbone a causa della presenza di Fraticelli, francescani eretici, rifugiandosi ad Orsoleo.
Il sigillo di del Monastero rappresenta l'immagine della Vergine seduta sui rami della quercia col Bambino tra le braccia; ai piedi della quale, a destra il leone, a sinistra un orso, sollevati sulle zampe anteriori e poggiati al tronco della quercia, si guardano tra loro.
Diversa l'ipotesi del Prandi il quale più semplicemente afferma che il nome potrebbe derivare da quello di un eremita: Orsoleo.
Studi condotti recentemente dal Prof. Luigi Branco attribuirebbero tale nome ad una origine greco-bizantina: dal greco Ouro?Uro? Urso che significa guardiano e Leo che significa popolo, "guardiana del popolo", epiteto della Madonna ad indicare la sua funzione protettrice.
FONDAZIONE DEL CONVENTO
Nel 1474 Eligio della Marra dopo aver ottenuto l'assenso episcopale dal Vescovo Giacomo di Capua, realizzò la costruzione di un monastero per i frati francescani osservanti, ampliando la vecchia chiesa di Orsoleo già esistente dal 1300. Il Gonzaga afferma che Eligio fece edificare il convento a sue spese: questo era un ampio fabbricato in cui potevano alloggiare ventitrè frati. Sotto il pontificato di Sisto IV il Conte donò al convento la "foresta", donazione avvalorata poi da una bolla pontificia di Pio V in vigore della quale i monaci ottennero il permesso di possedere la selva che circondava il monstero, nonostante la loro Regola vietasse il posssesso di beni.
DESCRIZIONE ARTISTICO-ARCHITETTONICA
Fondato da Eligio, il Monastero fu ingrandito e decorato dal successore nipote Antonio Carafa della Marra. Gli stemmi di queste due famiglie infatti si trovano sull'architrave del pozzo situato al centro del chiostro e su una delle porte del chiostro stesso.
Le volte e le pareti del portico sono state affrescate dal Todisco nella scena della "Adorazione dei Magi". I vasti affreschi del chiostro di Orsoleo raffigurano episodi della vita di Cristo e di San Francesco e scene allegoriche. Il linguaggio figurato dei pittori delle chiese francescane aveva la funzione di illustrare alle folle i contenuti della fede e di narrare, con accenti ora aulici ora popolari, gli eventi della vita di Cristo.
Databile al 1580 è la Pala dell'altare maggiore rappresentante la Madonna con il Bambino e San Giovannino, opera di Antonio Stabile. Il coro ligneo rappresenta un arredo di particolare importanza; abili artigiani, forse gli stessi monaci, lo intagliarono ornandolo con figure zomorfe a cui si affiancano le immagini dei santi allineate sugli stalli. Il coro, simile ad un libro aperto, rappresenta una sorta di "summa" illustrata che, attingendo alla storia sacra, ne offriva ai fedeli incolti le immagini.
L'immagine attuale della chiesa è frutto dei restauri settecenteschi: in particolare, di pregevole fattura è l'altare maggiore costruito da marmi policromi e datato 1777. Nel 1800 l'intero complesso edilizio ha subito una completa opera di ristrutturazione, iniziata probabilmente nel 1836 e conclusasi nel 1857 a causa del terremoto che sconvolse la regione.
da Opuscolo della Regione Basilicata e del Comune di Sant'Arcangelo
"ORSOLEO Un bene da riscoprire e rivalutare"